Da oggi ospiteremo "La Crescita Artistico Culturale", una rubrica a cura di Ned Bajalica, autore di "Ci Vediamo Domani" (Edizioni BD), che sono certo apprezzerete e darà ulteriore spessore a questo piccolo portale. Ned raccoglie nella memoria i ricordi di un'infanzia alla ricerca del fumetto e di se stesso, e racconta delle sue prime esperienze fumettistiche in una piccola città come Lecce, per molti versi, uguale a tante altre piccole e piccolissime realtà italiane, dove i piccoli soffrono e gioiscono per inseguire le proprie passioni, talvolta, raggiungendole.
Capitolo 1: "In principio…"
La crescita artistica e culturale, sviluppata dalla città di Lecce negli ultimi anni è veramente notevole. Onde di turisti che invadono le nostre località balneari rimanendo incantati dalla bellezza del nostro paesaggio, mostre artistiche rilevanti, festival cinematografici e premi letterali ormai famosi e trasmessi in diretta televisiva, fanno di Lecce una meta fissa per migliaia di persone.
Ma c’è di più. Ci sono anche delle mostre mercato dedicate ai Fumetti.
C’è una scuola dove s’insegna la tecnica del fumetto. E ci sono ben tre fumetterie (anche se solo una è degna di nota) dove poter navigare in mezzo ai nostri eroi di carta preferiti.
Tutto questo avviene oggi e comunque da qualche anno.
Ma proviamo a fare un salto indietro. Magari di circa 20 anni.
Alla fine degli anni ottanta, Lecce è per molti solo una città famosa per la sua arte barocca. Rari e trascurabili eventi culturali, qualche cinema, un pub, forse un paio di librerie e una manciata di edicole. Già, le edicole, l’unico posto a Lecce dove poter trovare qualche fumetto. Niente di particolare, i soliti titoli: Topolino, Tex, Diabolik, Zagor, Mister No, Martin Mystere, Lanciostory, Scorpio, Linus e in alcuni casi qualche edizione brossurata delle opere di Manara.
Nel 1987, all’età di tredici anni, rimasi affascinato dal fumetto. Anzi in particolare da un autore di fumetti: Jacovitti. Mio padre mi aveva da poco regalato un suo vecchio diario con una storia di CoccoBill e ne rimasi praticamente folgorato.
In quell’ istante decisi di diventare un fumettista.
Mi bastò solo sfogliarlo un attimo per innamorarmi di quei disegni, veramente unici. E da ragazzino che frequentava l’ultimo anno di scuola media, intento solo a giocare a pallone per strada o incollare le mitiche figurine panini sull’ennesimo album di calciatori che non avrei mai completato, mi ritrovai con un interesse che mi era del tutto nuovo. Una passione che mi travolgeva sempre di più, un mondo tutto da esplorare.
Confidai a mio padre questo desiderio. Gli dissi che volevo diventare un disegnatore di fumetti. Non un autore, ma un disegnatore di fumetti, (a tredici anni quello che mi colpiva di più erano i disegni.).
Lui mi capì. A suo tempo, nella sua patria, l’ex Jugoslavia, aveva stretto ottimi rapporti con i più grandi fumettisti del periodo: Jules Radilovic, Milorad Dobric, Jarco Becker, Borivoi Dovnicovic, ma non aveva continuato su quella strada. Forse, in quel momento, credo di aver rappresentato per mio padre il suo sogno mancato.
Un giorno, tornando da scuola, trovai un suo regalo. Era un libro sulla tecnica del fumetto, scritto da alcuni tra i più grandi autori della scuola argentina. Artisti del calibro di Pratt, Breccia, Quino…
Veramente un bel libro, per acquisire i primi elementi tecnici del disegno a fumetti.
Seguì un altro suo regalo. Un piccolo libro giallo. Era il Manuale Dei Fumetti, scritto da Beppe Boschesi ed edito da Mondatori. Niente di speciale nelle mani di un esperto in materia. Ma provate ad immaginare un libro che racchiudeva la storia dei più grandi personaggi del fumetto, con i loro autori e un breve apparato storico, sfogliato da un giovanissimo con la passione che pulsava allo stesso ritmo del cuore dopo la maratona di New York.
Ovvio che in quelle pagine conobbi gli eroi più famosi: da quelli del Corriere dei Piccoli come il Signor Bonaventura e Bibolbul a quelli americani come Krazy Kat, Pogo, Gordon, Mandrake, Phantom, Steve Canion e via dicendo passando per i supereroi Marvel e D.C. che ovviamente erano un pò nell’immaginario collettivo di tutti.
Davanti a me si apriva un mondo. L’interesse dentro di me cresceva sempre di più; volevo sapere, volevo leggere le avventure di questi eroi. Ma dove? Come?
Da questo lato, Lecce mi appariva come un immenso deserto. Ero del tutto ignaro che a Lucca si svolgesse un’importante salone dei comics, e che nelle più importanti città italiane ci fossero mostre e grandi fumetterie dove soddisfare ogni proprio desiderio di lettura.
Io vivevo a Lecce, dove trovare un fumetto che non fosse il solito Tex o Topolino sembrava impossibile.
Abitavo in una casa al centro storico, vicino a corso Vittorio Emanuele. Ma non quello che tutti noi conosciamo, pieno di locali, multi libreriee centri culturali, ma una via piena di buche in mezzo a un asfalto nero come la notte e l'unico cenno di vera arte era rappresentato dal laboratorio di scultura di Antonio Miglietta. Ricordo che c’era una salumeria, una lavanderia, un negozio di biciclette, una cartoleria dove compravo i pennini inglesi Perry e…una libreria. Non una di quelle a cui oggi siamo abituati, piena di comfort che ti vien voglia di comprare un libro pur sapendo di non leggerlo mai, ma un piccolo remambair dell’usato suddiviso in testi scolastici e libri vari. Era la mitica (per me almeno) Libreria del Salento. Dietro la facciata della libreria, c’era un piccolo stanzino pieno di fumetti per lo più Bonelli. Vi passavo interi pomeriggi a sfogliare gli albi di Tex Altro non potevo sperare. Ma ciò mi permise di conoscere uno degli artisti che più amo da sempre: Aurelio Galleppini, il mitico Galep, il creatore grafico del ranger più famoso dei fumetti.
Anche se in verità, tornavo li ogni giorno con la speranza di trovare un fumetto di Jacovitti (il diario Vitt regalatomi da mio padre lo conoscevo a memoria), uscendone sempre perdente ma senza mai arrendermi…
Passavo praticamente l’intera estate, vagando come un disperato per le strade di Lecce, entrando in una delle poche librerie che non fosse il remambairs, chiedendo i miei fumetti preferiti. Posso descrivere questo abituale rito in tre fasi.
Fase 1: entravo in libreria davo un’occhiata approfondita, ma di fumetti neanche l’ombra (sai che novità).
Fase 2: mi facevo coraggio e chiedevo al tizio dietro al bancone che, nonostante gestisse una libreria, leggeva la gazzetta dello sport:
“Scusi, avete per caso libri a fumetti?” domandavo. E lui, guardandomi in maniera sospetta, mi rispondeva:
”EEEEH?”.
Ovvio che non c’era bisogno di aggiungere altre parole. Per lui, venivo da un altro pianeta. Ma io, tredicenne cocciuto, insistevo:
”Fumetti!” e lui:
“ma tu dici giornaletti tipo TECCHISI (che, letteralmente tradotto sarebbe Tex pronunziato con cadenza leccese) e io, un po’ imbarazzato annuivo e ribattevo:
”Si, però cercavo fumetti di Cocco Bill, non so se…” non terminavo mai. Allora lui ritornava con le sue domande:
“Fumetti di Billi?”…
Fase 3: Ringraziavo col sorriso da ebete e uscivo, sentendomi un perfetto idiota.
Oggi sorrido al ricordo di quelle situazioni, allora veramente imbarazzanti.
Lecce proprio non aveva niente a che fare con i fumetti. Bisognava armarsi di grande pazienza. Quante volte mi sono fatto corso Vittorio Emanuele, piazza S.Oronzo, piazza Mazzini e l’intera circonvallazione per trovare qualcosa sugli eroi che avevo scoperto sul Manuale dei Fumetti.
Ma qualcosa, molto lentamente, incominciava a muoversi. Piccole onde in superficie per carità, ma sufficienti a non farmi affogare nella desolazione fumettistica in cui vivevo.
A Rioga80: ciao Andrea, che piacere sentirti...arriverò a parlare anche della REX-J, andiamo in ordine cronologico...fatti sentire..A presto...
A Marte: Ciao...Il fumetto è passione e non puoi fare un lavoro simile se non lo hai nel sangue, se non senti il desiderio di raccontare...La stessa passione che descrivo negli articoli non si è mai spenta in tutti questi anni, anzi.....Frazie per il tuo commento. A presto...
marte 28 Mag 2008
A quando il secondo capitolo? E' interessante il modo in cui descrivi la tua infanzia, come fosse una caccia al tesoro, un tesoro chiamato passione.
Ryoga80 27 Mag 2008
Bella e toccante il tuo post. Ricorda un po' me prima di arrivare a Lecce e scoprire la mitica REX-J. Vabbè io ero già più fortunato. Spero di leggere spesso di te qui sul sito e sul forum ciao Andrea
AlanMoore 27 Mag 2008
Spero allora quanto prima di leggerlo Ripeto, però che sono i soggetti che sono alquanto scontati e banali, e intrisi di una psicologia spicciola veramente pietosa. Mentre ho apprezzato sceneggiature e disegni. Quindi, ripeto (e ripeto il "ripeto", è stata la parte Crepet ad avermi veramente deluso. Afterhours a manetta, eh?
thornton 27 Mag 2008
A Robpask: grazie...E' vero a Lecce c'è troppa movida. ma credimi che 18 anni fà Corso Vittorio Emanuele era un deserto d'asfalto e catrame con qualche cane che passeggiava e una 127 parcheggiata nello stesso punto, che vendeva sigarette di contrabbando...
Ad Harlok: ciao Carlo, che piacere sentirti...Grazie per il tuo commento e spero che la tua passione per il fumetto si alimenti sempre di più...Sono molto curioso di leggere una tua storia...A presto..
Ad Alan Moore: Grazie per aver comprato il mio libro, ma torno sempre a ripetere che non va letto pensando a Crepet (che del libro, ha scrittio solo l'introduzione), ma cercando di seguire, per quanto possibile, il discorso grafico-narrativo. Cmq tranquillo, mai più Crepet o altri scrittori vip, ora lavoro a un fumetto tutto mio..A presto...
AlanMoore 27 Mag 2008
Commento che non c'entra niente con il post: Ned, ho acquistato e letto il tuo "Ci Vediamo Domani". Disegni e sceneggiatura molto buone, ma soggetti scarsi e pretenziosi: evita Crepet come la morte
harlock 24 Mag 2008
Grande Ned! Quanto tempo! Spero magari di risentirti presto da queste parti! E anch'io nei primi anni 90 non essendoci fumetterie dovevo barcamenarmi tra edicole e librerie "generiche" e magari a voltre ho trovato anche delle piacevoli sorprese. Magari un giorno riuscirò a sceneggiare una storia per Ned! bye
robpask 24 Mag 2008
Forteeee!!! Fatte salve le Fumetterie (ed in particolare una), preferivo la "cultura" della Lecce di allora, al caos attuale che la cultura la spegne sotto un costante insopportabile rumore!!!