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La Crescita Artistico Culturale [Capitolo 2]

Arriva il secondo capitolo de La Crescita Artistico Culturale, la rubrica nostalgica di Mondi Sommersi curata da Ned Bajalica. Se vi siete persi o se volete rileggere il Capitolo 1 di questo apprezzatissima rubrica, cliccate QUI. Per conoscere meglio Ned potete invece leggere il suo Blog.


Capitolo 2:
Piccole onde in superficie

Verso la fine dell’ultimo anno di scuola media, mio padre mi portò da un suo cliente che gestiva una libreria DeAgostini nella zona Salesiani. La nota casa editrice torinese, non aveva mai trattato o distribuito fumetti ma il tizio che la gestiva aveva un piccolo magazzino con migliaia di libri di altri editori  incolonnati e impolverati. Così, mentre mio padre sbrigava i suoi affari io decisi di approfittarne e dare un’occhiata.

Il mio occhio venne attirato dalla costa di un libro, che usciva dalla perfetta simmetria con cui tutti gli altri erano sistemati. Lo tirai fuori e rimasi a bocca aperta.
Posso giurare che ci volle un po’ per riprendermi. Davanti ai miei occhi si era materializzato un libro gigante di Jacovitti, con tanto di apparato critico, galleria dei personaggi e una raccolta delle migliori storie del mio autore preferito.

Insomma, mettetevi al mio posto: giravo tutto il giorno in cerca di qualche fumetto che non fossero i soliti noti e mi ritrovo fra le mani un libro di prim’ordine.

E non era finita li, perchè qualche secondo dopo un altro grande libro entrava a far parte della mia vita. Un volume a tiratura limitata della Rizzoli sui primi 25 anni di carriera di Schulz, dove l’artista americano, narrava in prima persona la sua vita personale ed artistica.

Due fantastici libri, delle vere e proprie rarità, in un colpo solo. Sono tutt’oggi, tra i pezzi più preziosi della mia biblioteca.

 

Tornai a casa che ero al settimo cielo. Potevano sputarmi in faccia, umiliarmi, ammazzarmi, non me ne sarebbe fregato niente. Avevo due libri su cui impostare le basi per diventare un autore di fumetti.

Ovviamente il libro che più sfogliavo era quello di Jacovitti, tant’è che dovetti portarlo da un rilegatore dopo qualche mese: a furia di sfogliarlo l’ avevo spaginato.

Stavo sempre a copiare i fumetti di Jac. Volevo acquisire il suo modo di disegnare, il suo modo di narrare così surreale e fuori dal comune. Disegnavo costantemente, copiavo intere tavole, intere storie e rileggevo le sue avventure ogni giorno. Mi colpiva come quest’eclettico artista passasse, con tanta naturalezza, da un genere all’altro: poliziesco, triller, rosa, fantascienza, western, avventura, fino a toccare anche periodi più particolari come l’America degli anni trenta e l’antica Roma.

Il mio girovagare mi aveva fatto trovare qualche altro libro a fumetti e di critica che mi aiutava sempre di più a conoscere quest’arte meravigliosa. Per Natale ebbi sotto l’albero Il Pinocchio illustrato da Jacovitti, alcune riduzioni a fumetti dei romani di Verne ad opera di Franco Caprioli e un altro libro che è conservato nei miei ricordi più belli: Il Grande Libro Del Fumetto di Piero Zanotto, con una copertina di Lino Landolfi che racchiudeva tutti gli eroi dei comics più importanti in versione infantile.

Ormai ero “spacciato”.
Non mi serviva altro per capire che il fumetto mi avrebbe accompagnato sempre, qualunque cosa avessi fatto nella mia vita.

 

Mi iscrissi all’Istituto D’Arte.
La mia speranza era quella di imparare a disegnare quanto più è possibile. Col senno di poi questa scelta si rivelò infelice ma a quattordici anni il mondo è tutto da scoprire e la mia speranza era anche quella di trovare, in un posto in cui si studiava l’arte, qualcuno con la mia stessa passione. Naturalmente, il deserto si estendeva anche all’interno della mia nuova scuola. Eravamo 1000 o forse più studenti ed ero il solo appassionato di fumetti. Trovai terra bruciata, per non parlare dei miei insegnanti di disegno che consideravano il fumetto robaccia per ragazzini.
Quando gli parlavo della mia passione, non venivo mai preso sul serio:

“Si,si anch’io quand’ero piccolo leggevo i fumetti: Tex, Capitan Miki, Grande Bleck”.

La solita storia.

Alzi la mano chi non ha mai sentito una frase del genere.
Io sempre, ogni volta che  parlavo di fumetti con qualcuno. Le mitiche strisce della EsseGesse erano l’unica conoscenza dei miei insegnanti dell’istituto d’arte e della maggior parte della popolazione salentina.

Ovviamente i miei insegnanti di disegno divennero i miei nemici giurati.

Per farvi capire i pregiudizi che i miei insegnanti avevano nei confronti del fumetto, vale la pena raccontare un episodio significativo.

Il mio voto in disegno dal vero alla fine del primo quadrimestre era un bel 7. Quando mia madre andò al primo incontro con i miei insegnanti, quello di disegno dal vero si complimentò con lei per il mio lavoro aggiungendo anche che ero avanti rispetto agli altri e che quindi dovevo avere un po’ di pazienza in quanto lui aveva un’intera classe da seguire.

Poi usci l’argomento fumetto. Il mio voto scese di colpo a 5. La sua giustificazione con i miei genitori fu:

“E che lui pensa troppo ai fumetti”.
Da quel giorno lo provocai. Lui mi fece passare sempre col voto minimo (non potendo rimandarmi), ma la cosa per me non aveva importanza. Capivo che la parola Fumetto, nell’istituto d’arte di Lecce alla fine degli anni ’80, aveva un potere distruttivo, superiore a quello del più acerrimo nemico dei supereroi Marvel e D.C. messi insieme.

Ed è divertente notare come oggi, a distanza di molti anni, lo stesso istituto vanta lezioni pomeridiane sul fumetto e abbia addirittura un sito internet dedicato alle nuvole parlanti. Quando venni a saperlo mi consolai, pensando che quella piccola battaglia condotta ingenuamente da solo,  non fosse stata poi così vana.

 

Quando si pensa a un deserto, la prima cosa che viene in mente è l’immensa distesa di sabbia che si perde a vista d’occhio. Allora immaginiamo il solito poveraccio che arranca faticosamente in mezzo la sabbia rovente, con i raggi del sole che lo fanno cadere per terra. Allora strisciando faticosamente e allo stremo delle sue forze, il tipo tizio, finalmente trova l’acqua.

Più o meno quello che successe a me all’inizio dei ‘90. Vagavo sempre per la città in cerca di qualche nuovo fumetto, ma il deserto sembrava sempre più secco.

L’unica novità era rappresentata da un’opera a fascicoli quindicinali della DeAgostini intitolata  La Grande Avventura dei Fumetti.
E fu andando a comprare uno dei fascicoli in un edicola che vidi affissa una di quelle locandine fotocopiate che pubblicizzava una specie di laboratorio del fumetto in cui operavano alcuni ragazzi.
La locandina pubblicizzava un incontro col pubblico e  una tv locale, che riprendeva alcuni ragazzi mentre disegnavano. Memorizzai giorno e ora.

Finalmente avrei conosciuto qualcuno con la mia stessa passione.


[Di Ned Bajalica]




Da HulkSpakk, Martedì, 10 Giugno 2008 11:26, Letta: 1392 volta/e Commenti(2)
Commenti
thornton
18 Giu 2008
ciao...effettivamente non è stato facile, ai tempi, la nostra bellissima città era veramente precaria sul versante fumetto...
Cmq oggi va molto meglio e soprattutto ci sono delle fumetterie dove poter trovare i fumetti che più ci piacciono e magari scoprire nuovi autori...
Grazie x aver visitato il mio blog, che purtroppo aggiorno con molta lentezza...
Ned.
Pera
18 Giu 2008
E' bello leggere con quanta tenacia tu sia andato avanti. Ho letto il tuo blog, direi che ad oggi sei stato ripagato!
Complimenti, aspetto il prossimo capitolo.


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