Arriva il terzo capitolo de La Crescita Artistico Culturale, la rubrica nostalgica di Mondi Sommersi curata da Ned Bajalica. Se vi siete persi o se volete rileggere i primi due capitoli di questa apprezzatissima rubrica, cliccate QUI e QUI. Per conoscere meglio Ned potete invece leggere il suo Blog.
Luna Storta
Nella corte dove c’era la libreria Mentis, luogo d’incontro di questo gruppo di ragazzi, oggi c’è il noto Pub La Torre Di merlino. Luogo prediletto dal popolo notturno leccese. Ma per quanto mi riguarda è stato il luogo da dove è partita la grande avventura del fumetto a lecce. Andaiall’incontro in compagnia di mio padre. Ricordo che c’erano molti ragazzi, tutti intenti a disegnare e un cameraman che era intento a riprenderli dando loro dei suggerimenti. All’ improvviso, quel giorno ebbi la sensazione che Lecce fosse la capitale italiana del Fumetto. All’interno della libreria, oltre ai soliti libri, vi erano molti fumetti, tra cui alcuni di Jacovitti che ovviamente comprai subito. Oltre a disegnare, i ragazzi di questo gruppo, presentavano una fanzine a fumetti di loro ideazione, chiamata Luna Storta.
Luna Storta e i giovani artisti che disegnavano su questa fantine, hanno rappresentato la prima vera realtà del Fumetto in tutto il Salento. Conobbi alcuni disegnatori che collaboravano alla fanzine: Silvio Codazzi, Paolo Bonatesta, Marco Mattioli (figlio del proprietario della Libreria Mentis) e qualcun altro di cui mi sfugge il nome. Ma soprattutto conobbi Alessio Lega e Luca Bertelè.
In realtà, Luca non era presente all’incontro, conobbi di sfuggita solo Alessio. Tornato a casa sfogliai la rivista e non mi fece una buona impressione. Sembrava una versione povera delle riviste Frigidaire, Il Male, Cannibale, con fumetti per lo più di genere underground. Ora, io venivo da letture di fumetti come Schulz, Jacovitti, Flash Gordon, Tex… e vedevo davanti a me questa fanzine le cui pagine erano piene di storie che avevano perprotagonisti tossici, maniaci o roba simile. La mia conoscenza del fumetto era molto limitata. Avevo letto poco e non potevo essere obiettivo.
Incontrai Luca Bertelè qualche giorno dopo, nell’edicola dove regolarmente andavo a ritirare le uscite settimanali dell’opera a fumetti della DeAgostini. Facemmo subito amicizia. Praticamente da quel giorno, fino alla mia partenza per la scuola del fumetto di Roma, abbiamo passato le nostre giornate insieme litigando di continuo per i nostri fumetti peferiti. E con noi Alessio Lega e qualche altro del gruppo di Luna Storta. Ricordo quando vidi le loro collezioni di libri e albi a fumetti: delle vere e proprie mini fumetterie. Avevano praticamente tutto, di qualsiasi autore e di qualsiasi genere. Mi sentivo troppo inferiore, coi miei 10-12 libri.
Come dicevo prima, all’inizio della nostra amicizia, era un continuo litigio. Ricordo ancora le interminabili discussioni su chi fosse il migliore: “Jacovitti è meglio di Pazienza!”, “No! E’ Pazienza meglio di Jacovitti”, allora interveniva Alessio: “Il più grande di tutti è Magnus”, e allora io: “Jacovitti è il numero uno, Magnus non sa disegnare e Pazienza è soltanto un drogato di merda” e via dicendo. Mea culpa. Se potessi tornare indietro, resetterei quei momenti della mia vita in cui non accettavo il genio di due artisti come Paz e Magnus. Vi giuro, li odiavo e quando leggevo le loro avventure il pregiudizio su questi due autori era veramente enorme. Oggi sono due tra gli autori italiani che più amo, Magnus andai a conoscerlo personalmente nel suo studio a Bologna, e questo in gran parte lo devo a Luca e ad Alessio. A onor del merito, va anche sottolineato l’importante ruolo avuto da Luca Bertelè nell’evoluzione del fumetto a Lecce.
Luca era la vera anima di Luna Storta. Lui era quello che faceva tutto. Contattava sempre nuovi artisti, supervisionava tutte le storie, le impaginava, scriveva i redazionali e poi fotocopiava tutte le copie pronte per la vendita. Veramente un’amore e una passione per il fumetto uniche. Oggi Luca è un disegnatore di fumetti affermato, nonché il production manager delle Edizioni BD. Può impaginare e impostare le tavole a fumetti comodamente e usando tutti i programmi più avanzati. Mi viene da sorridere a ripensarlo chino sulle tavole di luna storta, a ritoccarle, a riempire i neri sbiaditi dalle fotocopie scadenti, a impostare la rivista usando forbici, colla e nastro adesivo. Un grande salto di qualità.
Dopo la mia collaborazione con Jacovitti, sono stato invitato alle varie mostre mercato di fumetti tenute nel Salento, ma nessuno ha mai invitato Luca. E’ questa è una grave pecca, visto il fondamentale contributo avuto da Luca nella divulgazione del fumetto a Lecce. Ed è ora che qualcuno ponga rimedio a questo torto. Alessio rappresentava la parte colta e intellettuale del gruppo. Un incrocio tra uno Chanzonier (la sua altra grande passione era la musica) e un Metrappanzè. Aveva un tratto molto grottesco, ma in compenso era già uno sceneggiatore veramente bravo. Ricordo le serate passate nella sua casa a mangiare pasta alla carbonara (o con un sugo fatto da lui ricco di cipolle…), parlare di fumetti e sentire qualche sua versione cantata di alcuni pezzi di De Andrè, Guccini, Ciampi con il suo vocione tipico di un cantastorie. Oggi, appesa la matita al chiodo, Alessio è un bravissimo cantautore.
Vincitore del Premio Tenco nella sezione esordienti con il suo bellissimo album RESISTENZA E AMORE, ha poi realizzato SOTTO IL PAVE’ LA SPIAGGIA, un lavoro dove l’artista traduce in italiano una serie di canzoni dei suoi amati chanzonier francesi: Brassens, Ferrè, ecc…, l’album equo-solidale ZOLLETTE e la sua ultima fatica E TI CHIAMARON MATTA (con Rocco Marchi, dove incide nuovamente questo piccolo grande album di Gianni Nebbiosi). Un peccato comunque, il suo addio al fumetto. Alessio aveva (e credo abbia tutt’ora) tutte le carte per essere un ottimo autore.
Come dicevo prima, passavamo molto del nostro tempo insieme. Io approfittai delle loro mega collezioni per leggere quanto più possibile. Parlavamo, litigavamo per poi fare pace, per tornare nuovamente a litigare e ritornare a riappacificarci. Credo sia stata un’esperienza, la nostra, per molti versi unica. Dietro a quei litigi, si nascondeva una vera e grande passione per il Fumetto. Quante volte c’è capitato di sentire le discussioni più accese per quella squadra di calcio che ha vinto o perso o che meritava la tale coppa più di quell’altra? Ecco, noi avevamo lo stesso tipo di discussione ma con autori e personaggi di fumetti al posto di giocatori di pallone. Tutto questo ci portava al confronto con noi stessi e coi nostri disegni allora veramente acerbi.
Luca aveva già quel tratto da lineclare che segnerà il suo personalissimo stile. I disegni di Alessio, come già detto, erano molto grotteschi con un tratto molto sporco e grossolano che Alessio riuscì a personalizzare andando alla scuola del fumetto di Milano. Il mio disegno era terribilmente confuso, però orientato sul versante comico. Da una parte Jacovitti (sempre fedele al mio idolo), dall’altra un’artista serbo che mi aveva colpito e che incontrai in occasione del mio ultimo viaggio nell'allora Jugoslavia: Milorad Dobric. Cercavo di trovare una mia personalità artistica, ma ero ancora lontano da quello che sarà il mio stile attuale. Tutt’è tre a volte ci divertivamo a fare delle tavole a sei mani, che diventavano un pretesto per criticare l’uno il disegno dell’altro.
Luna Storta andava avanti. Luca conobbe e reclutò Alberto Gennari, futuro disegnatore di Lazarus Ledd e Napoleone e cambiò il formato alla rivista: da A4 ad A3 quindi il doppio. Fu un esperimento interessante, che comunque testimoniava l’entusiasmo di Luca per la fanzine. E proprio per Luna Storta, Luca e Alessio ebbero l’idea (in occasione della mostra mercato a Napoli) di intervistare uno degli autori a fumetti italiani più bravi di sempre: Attilio Micheluzzi. Insieme ad Alessio andarono nella città partenopea ma il loro entusiasmo (e il mio, da Lecce) fu sconvolto dall’improvvisa morte del grande artista. Che sfiga, mi viene da dire col senno di poi.
In compenso. rientrarono da Napoli con un acquisto particolare: una tavola originale di Pentotal di Andrea Pazienza. L’avevano comprata in società al prezzo di 150.000 lire. Era la prima tavola originale che avevo modo di vedere, di toccare con mano. Nascosi il mio entusiasmo sotto il mio orgoglio; per me Paz era ancora un artista drogato di merda, ma dentro di me avrei voluto quella tavola. A proposito della morte di Micheluzzi, ricordo che decidemmo di omaggiare l’artista con una galleria dei suoi personaggi più noti, Rosso Stanton, Johnny Focus e altri minori,disegnati da noi. Ma sinceramente non ricordo se quel numero uscì.
[di Ned Bajalica]
DaHulkSpakk, Sabato, 12 Luglio 2008 11:10, Letta: 958 volta/e Commenti(4)
Commenti
thornton 18 Lug 2008
Caro Xander...sono veramente un pessimo curatore di blog...vedremo..
xander_ares 18 Lug 2008
Bellissima come rubrica Ned, dovresti postarla anche sul tuo blog così da dargli maggiore visibilità , infondo si tratta di un copia/incolla di un minuto
thornton 15 Lug 2008
Grazie...Alessio Lega è un leccese doc, anche se è da più di 15 anni che vive a Milano...Oggi è uno dei cantautori italiani più bravi...tra l'altro in un numero di Luna Storta era riuscito a intervistare Tito Schipa Jr, figlio del grande tenore leccese e autore di uno degli album italiani più belli degli anni '70, ORFEO 9. A presto...