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KickBack [David Lloyd. Magic Press]

Kickback non è V For Vendetta, e David Lloyd non è Alan Moore.
Sono due opere differenti, per temi trattati, per il genere che affrontano, per stile. Eppure non li si può fare a meno di accomunarli, e non solo perché la mano che li disegna è la stessa.

Sono entrambe opere malinconiche dove lo sconforto si palesa agli occhi in ogni frase, in ogni espressione del volto, in ogni ombra; opere in cui la società è la vera antagonista, più di eventuali avatar umani che ne incarnano la corruzione e che apparentemente sembrerebbero essere gli avversari dei protagonisti; opere in cui l'eroe non è uno stinco di santo, sebbene, giocoforza, il lettore tenda a stare dalla sua parte: sfido chiunque a trovare un autore che riesca a rendere il protagonista talmente repellente da fargli alienare le simpatie del fruitore dell'opera; questo sempre ammesso che l'autore non sia talmente mediocre da tratteggiare un personaggio così scialbo e bidimensionale da risultare di una banalità tale che per lui non si può provare neanche antipatia. Non è il caso di Lloyd che alla sua prima prova da sceneggiatore ottiene un notevole risultato, dando vita a personaggi ben caratterizzati e che evitano di cadere nella trappola degli stereotipi.

Senza fare paragoni ingenerosi con l'altra sua illustre opera (V For Vendetta si colloca a un livello decisamente più alto), Kickback è un buon lavoro, migliore di tante opere di mestieranti ben più incensati del disegnatore britannico, che meriterebbe certamente più di loro il ruolo di sceneggiatore. La storia ha eleganza, è misurata, efficace nel suo essere minimale. Come tutti i noir/hard boiled (perché tale è Kickback) non è importante risolvere il caso di turno, quando dipingere scenari, atmosfere, stati d'animo, eppure anche sotto l'aspetto della fabula vera e propria funziona, a dispetto della sua semplicità. È la storia di Joe Canelli, un detective corrotto che, quando iniziano ad essere ammazzati i suoi colleghi, decide di muoversi per smantellare il complotto di corruzione di cui lui stesso fa parte.
O forse è la storia di Joe Canelli, un uomo che vive oppresso dal senso di colpa della morte dei suoi genitori e a un certo punto decide di affrontare i suoi dubbi e paure e iniziare a vivere pienamente la sua vita.
Forse è una storia ottimista, in cui si afferma che anche un solo uomo può iniziare a sistemare ciò che non va. O forse è una storia pessimista, in cui il racconto stesso si mostra finzione e rifiuta di illudere il lettore. Forse è una storia, i sogni che tormentano Joe, forse è la storia, la società corrotta in cui vive Joe che rispecchia in piccolo la forma del nostro mondo (concetto che piacerebbe di certo al suo amico Moore, ultimamente preso dall'utilizzo dei frattali nella narrazione).



Racconto solo a prima vista semplice, scusatemi la ripetizione, e che lascia spazio a molte riflessioni, sia di carattere sociale, sia di carattere spirituale (e se tutta la storia di stampo noir non fosse solo un McGuffin funzionale al racconto della crisi di Joe Canelli e del suo timore del confronto con se stesso?).

Mi sono dilungato forse troppo sull'aspetto testuale tralasciando quello grafico perché forse non c'è bisogno di parlarne: David Lloyd dimostra ancora una volta, come se ce ne fosse bisogno (quante volte è stata già usata questa costruzione nella storia delle recensioni?) di non essere solo un professionista, ma un artista completo. Struttura le tavole in maniera da ottenere il ritmo di lettura che si è prefissato, lento e cadenzato nelle conversazioni, incalzante nelle scene d'azione. D'impatto sono le sequenze oniriche, quelle in cui Canelli cammina su di un ponte sospeso all'interno di un'aeronave, sia per il simbolismo che queste scene ispirano (Joe in bilico sul ponte stretto e instabile dell'aeronave rappresenta un uomo in bilico nella sua vita) sia per come Lloyd decide di organizzarle: la scelta del tipo d'inquadratura di ogni vignetta che fa parte della sequenza, i dettagli che decide di inserire e soprattutto la colorazione.

Il blu/viola dei sogni di Canelli si stempera verso un azzurro o blu più tenue col proseguire della sua crescita, e a ogni progresso che Joe fa nel confrontarsi con le sue paure e nel vincerle la scena diventa sempre meno minacciosa fino al finale liberatorio. Nel resto delle tavole la colorazione è quasi sempre uniforme, anche quando sono presenti colori differenti, come se li si guardasse attraverso la nebbia, e il tutto dà un senso di inquietudine che svanisce nella risoluzione della trama, quando Lloyd, dopo il finale catartico, si ritaglia una tavola dove i colori finalmente distinguibili e la scena idilliaca nella sua normalità rispecchiano la ritrovata serenità di Joe.

Ora a voi la scelta: con 10,00 € potete comprare il solito manga con lo sfigato che in realtà poi diventa un adone e/o casanova e illudervi che anche a voi possa capitare la stessa sorte, un numero di supereroi che affrontano minacce intergalattiche di tali proporzioni che ci si stupisce di come la Terra non sia ridotta a una landa distrutta e desolata tale che gli scenari post-apocalittici di Ken Il Guerriero al confronto sembrerebbero i verdi prati in fiore dei Teletubbies oppure regalarvi un ottimo fumetto, ben disegnato e altrettanto ben sceneggiato, divertente da leggere a un livello molto superficiale e pregno di significati se si ha voglia di scavare più in profondità e coraggio per affrontarne le conseguenze.


[Di Salvatore "AlanMoore" Miglietta]

Di David Lloyd abbiamo recensito anche:

- V For Vendetta
- Il Territorio




Da HulkSpakk, Lunedì, 08 Settembre 2008 16:26, Letta: 372 volta/e Commenti(0)
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